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ITALICUM, RIFLESSIONI SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE

imageCari democratici,
ho deciso di scrivere queste poche righe per condividere con voi i momenti che ci porteranno al voto finale sulla legge elettorale; una legge, il Porcellum, che più volte e da più parti tutti ci siamo riproposti di modificare ma che solo ora vedrà la sua approvazione definitiva.
Non nascondo la mia volontà di evitare il voto di fiducia e di tentare una conciliazione tra le diverse anime del partito ma questo non si è potuto verificare perché con circa 80 emendamenti a votazione segreta vi era la realistica possibilità, non tanto di migliorare il testo, ma di tirare un tranello al governo.

E’ bene cominciare da una premessa nell’esaminare la condizione in cui ci apprestiamo ad approvare l’Italicum: non vi è nessuna norma di rango costituzionale né di rango ordinario né di natura regolamentare che preveda che le leggi elettorali rientrino tra quelle materie sulle quali il Governo non possa apporre la questione di fiducia. A questo si aggiunge quanto dichiarato dalla presidente della Camera dei Deputati durante la seduta del 28 aprile 2015, nel corso del dibattito sviluppatosi dopo l’apposizione della fiducia da parte del Governo sul testo della nuova legge elettorale. “Il Governo può, per prerogativa costituzionale, porre in ogni fase del procedimento legislativo la questione di fiducia, individuandone l’oggetto (…)”, ha spiegato la presidente Boldrini. L’articolo 116, comma 4, del Regolamento, infatti, prevede una serie di eccezioni al principio della libera apposizione della questione di fiducia, tra le quali la sua non apposizione su “argomenti per i quali il regolamento prescrive votazioni per scrutinio segreto”. Tale norma, tuttavia, è stata costantemente interpretata come riferibile alle sole votazioni per le quali il Regolamento prescrive “obbligatoriamente” il voto segreto, e non per quelle, come la legge elettorale, per le quali il voto segreto può essere facoltativamente richiesto.

È fondamentale però raccontare anche le varie fasi che hanno portato al testo che ci accingiamo a votare. Il provvedimento approvato in prima lettura alla Camera nel marzo 2014 è stato notevolmente modificato, secondo le indicazioni che il Pd ma anche altri gruppi parlamentari avevano suggerito.
Nel merito: soglia per accedere al premio di maggioranza determinata nel 40 per cento dei voti validi (non più nel 37 per cento); il premio di maggioranza alla lista e non più alla coalizione come il M5s chiedeva, soglie di sbarramento più basse come Sel e altri partiti più piccoli chiedevano (3% per tutti e non più 8 e 4% a seconda che si concorresse soli o in coalizione); 100 collegi di circa 600.000 abitanti quindi molto più piccoli per consentire un rapporto diretto eletto-elettori; previsione, nelle liste, di capolista bloccati pluri-candidabili, in un numero di collegi fino a dieci, a partire dal secondo eletto funzioneranno le preferenze (resta la possibilità per i partiti di scegliere i propri capilista con le primarie); introduzione della doppia preferenza di genere, a pena di nullità della seconda preferenza; previsione che “nei collegi di ciascuna circoscrizione”, il numero complessivo di capolista di un medesimo sesso non possa eccedere il 60 per cento.

Detto questo aggiungo una breve considerazione. Oggi finalmente avremo una nuova legge elettorale frutto di interlocuzione e mediazione con gli altri partiti qualunque cosa si dica; votata da Forza Italia al Senato e ora disconosciuta e che recepisce richieste di minoranze come M5s e Sel (si noti l’opposizione blanda del Movimento). Dire che i deputati con questo voto si sono assicurati la rielezione evidenzia un’altra sciocchezza, dato che la sottoscritta, qualora decidesse di ricandidarsi non sarebbe certamente una delle garantite come capolista. Pertanto consegno a voi queste poche riflessioni sperando che vi siano utili nel vostro ragionamento e necessarie alla formazione di una posizione quanto più oggettiva possibile.
Vi abbraccio
Liliana

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