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La legge elettorale è stata migliorata. Polemiche ingiustificate dei 5 Stelle

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Un passo importante è stato compiuto alla Camera dei Deputati con l’approvazione di una nuova legge elettorale che tenta di mettere fine al rischio di andare a votare con una legge frutto di un taglio della Corte Costituzionale e non del lavoro parlamentare e che certamente avrebbe consegnato il Paese ad una situazione di instabilità politica.
Molte polemiche vi sono state in questi ultimi giorni, è perciò indispensabile chiarire in maniera molto schematica alcuni punti.
1) Si è arrivati ad apporre e votare 3 questioni di fiducia rispettivamente sugli articoli 1, 2 e 3. Articoli che presentavano un numero di voti segreti, oltre 100 richiesti dalle opposizioni, che avrebbero esposto la legge al pericolo di un possibile affossamento da parte dei franchi tiratori presenti in ogni gruppo; la questione di fiducia è stata apposta, però, su un testo nel quale il governo non è mai intervenuto lasciando intatto il lavoro svolto dalla commissione affari costituzionali;
2) Il numero di gruppi che sostiene la legge va ben oltre la maggioranza di governo con l’appoggio di due grandi forze di opposizione (lega nord e forza Italia); nessun inciucio ma un accordo largo alla luce del sole per scrivere le regole insieme. Va dunque rispedito al mittente l’attacco del m5s che parla di patto ad escludendum e ricordato che nel tentativo esperito in estate, il c.d. Tedeschellum, l’accordo che comprendeva anche loro è saltato per un loro atteggiamento furbesco.
3) Il testo approvato definisce un sistema migliore e più omogeneo di quello esistente dopo l’intervento della Corte Costituzionale vi era infatti una differenza di soglie per l’accesso nei due rami, alla Camera si favoriva la lista dando l’eventuale premio di maggioranza a chi raggiungesse il 40%, con 100 collegi e doppia preferenza, al Senato si favoriva la formazione di coalizioni con collegi di ampiezza regionale e preferenza unica. Ora i futuri parlamentari saranno scelti per 1/3 con sistema maggioritario attraverso una quota di collegi uninominali in cui si potrà scegliere tra diverse liste, di partito o di coalizione, la persona che più ci rappresenta; per il resto liste cortissime (come la Corte ha ritenuto possibile) da 2 a 4 persone in un sistema proporzionale.

Alla luce di queste considerazioni ognuno potrà formare il proprio pensiero sull’iter e sul contenuto della legge, ma un punto deve essere chiaro: chi urla al golpe, all’emergenza democratica, all’attentato alla democrazia, ormai a giorni alterni, deve tenere ben presente quali siano i regolamenti parlamentari entro i quali ci si è mossi senza travalicarne i confini e lo stato in cui si ritroverebbe il Paese, all’indomani delle elezioni, non approvando una nuova legge elettorale. Vi è l’urgenza di una nuova legge, per i motivi sopra descritti e per il monito giunto dal Presidente della Repubblica in questi mesi. Come sempre si poteva fare meglio e mi auguro che ci siano spazi al Senato per ragionare di ulteriori modifiche (vedi l’indicazione del capo della forza politica), ma un passo avanti, non semplice che tiene insieme diversi gruppi e orientamenti, è stato compiuto.

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