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TRIVELLE IN ADRIATICO, DEPUTATI PUGLIESI INTERROGANO IL GOVERNO

trivellazioni

Una interrogazione ai Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e della Difesa è stata depositata ieri dalla delegazione parlamentare del Pd pugliese per sapere quale sia, ad oggi, lo stato dell’arte relativamente alle autorizzazioni per la ricerca e le prospezioni in Adriatico finalizzata alla coltivazione di idrocarburi.

 

A firmarla Salvatore Capone, Dario Ginefra, Colomba Mongiello, Liliana Ventricelli, Gero Grassi, Elisa Mariano, Michele Bordo, Michele Pelillo, Federico Massa, Franco Cassano, Ludovico Vico, Alberto Losacco. I parlamentari si chiedono se “non sia opportuna e necessaria una intesa con gli altri Paesi del corridoio adriatico a tutela dell’ambiente marino e costiero, a salvaguardia dell’unicità di quell’ambiente e degli sforzi sviluppatisi negli anni verso un turismo di qualità”.

Nel testo si evidenzia, tra l’altro, che “sotto il profilo prettamente energetico, la Puglia contribuisce in modo rilevante al bilancio energetico nazionale pagando un prezzo altissimo in termini di tutela e salvaguardia territoriale, di minacce alla salute delle popolazioni, di aumento dell’incidenza tumorale”. Peraltro non ci sarebbe solo la minaccia per il mantenimento del delicato equilibrio dell’ecosistema marino ma anche quello legato a “ordigni inesplosi, come per altro ha riconosciuto anche il Governo per voce della Sottosegretaria all’Ambiente Silvia Velo rispondendo ad una precedente interrogazione presentata dall’On. Salvatore Capone”.

Emiliano frena. Il neogovernatore pugliese ha infatti dichiarato, qualche giorno fa, che “bisogna dimostrare a cosa servono queste trivellazioni. Perché se lo scopo è semplicemente accontentare qualche lobby, peraltro ancora sconosciuta e indeterminata, a me sembra un modo non preciso di ragionare. Capisco le pressioni a cui è sottoposto il governo, ma questa ricerca di petrolio nel mare pugliese è molto rischiosa“.

Ha poi aggiunto: “Respingiamo l’idea che si possa trivellare il nostro mare e che si possa trovare il petrolio mettendo a rischio la pesca, il turismo, la qualità delle acque. Noi pensiamo di andare verso un modello energetico diverso, non fondato sui combustibili fossili. Anche perché la Puglia dal punto di vista energetico è autosufficiente, e quindi non abbiamo bisogno di cercare altre fonti pericolose di combustibili fossili”. Nello stesso partito, come avviene ormai su diversi argomenti, sembrano dunque convivere posizioni nettamente contrastanti.

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